Mattino

Il momento delle abluzioni mattutine è l’unica occasione della giornata in cui sono a tu per tu con la mia immagine. Senza occhiali mi vedo un po’ sfocato e mentre aspetto che la crema da barba faccia effetto, qualche volta mi parlo o canticchio (tanto, in casa non c’è nessuno) oppure mi metto a fare le facce allo specchio. Questo, ancora oggi mi diverte moltissimo, sin da quando lo facevo da piccolo e per lavarmi salivo su uno sgabellino.
Ogni tanto i miei genitori mi prendevano in castagna, si mettevano a ridere anche loro e mentre mio padre commentava “Ma quand’ a le’ che t’ cherse … ” , mia madre si metteva di fianco a me e facevamo le boccacce insieme, ridendo come matti.

Al bar

“A’ more’, Ggiorgia stamattina, appena sveiiata, se stiracchiava sur letto, tutta nuda! Bbella, ‘na pelle che pareva ‘na pesca, li capelli lunghi, che ie toccavano i fianchi, propio ‘na Vvenere … ”

“Vvenere chi?”

“A ‘morè, quella bbionda, che esce da ‘na cozza …”

Fuga da … Troia?

Non ho spalle larghe, mio padre è morto e neppure ho moglie e figli.
La luce di Delo, poi, non m’ha indicato la via per altri lidi.
Ma è certo, non ho dubbi, qui c’è puzza di bruciato.

Tra vapori e acro sentor di pire
andiam per luoghi solitari e bui
incerto il piede e l’avvenire.

Su spalle fiere il lion rassetto
e il padre e i sacri penati
il cuor suo odo e l’ansar del petto.

Iulo la mano sua nella mia serra
a fugar fantasmi, terrore e pianto
disfatta Creusa segue lassa l’orme.

M’è forza il peso fiero del passato
come vento spinge al trepido domani
oltre i flutti del pelago infuriato.

Degli dei il favore e il dritto fiato
gonfie le vele agl’itali lidi
a posar le chiglie sull’arenil disiato.

Là, seguirem di Delo il volere arcano
a generare novelle stirpi e genti
da governar con armi e scudo di Vulcano.
_______________________________________________________________________
Franco Antonio Canavesio – Fuga da Troia – (libero adattamento da Virgilio – Eneide – Libro II)