Troppo breve


Sotto la neve

Momenti appena abbozzati
insieme
distanti per tempi e luoghi
per scorze diventate sostanza

noi fatti della stessa fragile pasta
meringhe in briciole al primo serrare di labbra
dolce il velluto
di panna delle tue dita
e l’ affiorare di instinti tra le mani
l’acerbo delle tue mani
spinte a varcare i confini

sento ancora la forza tremante
e lo sbattere del gelo sugli scuri
serrati a nascondere il vero di noi
un groviglio
in cerca di un po’ di tepore

troppo breve l’attimo
per sciogliere un letto di neve

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Franco A. Canavesio – Troppo breve – 14 gennaio 2013

Anni settanta


Porci con le ali, immagine di copertina – Savelli Editore, 1975

Ci troviamo a dividere un piatto di pasta
il pesto non è fatto con le mie mani e il tuo olio
ma ritorna profumo di erbe a un’amicizia
nata e appassita per caso

rivoluzione in breve diventata di sangue
idee tutt’uno col corpo
perchè le idee per renderle vive
bisogna goderle insieme
e tutti porci compresi
volavano anche senza le ali

il letto e il prato portavano un fiore alla bocca
e le braccia piegate sotto la testa
dopo l’amore il silenzio e poche carezze
molte troppe parole

poi pensieri progetti hanno spento la carne
ognuno s’è illuso che poteva volare da solo
senza sapere dove andare

Un tavolo al ristorante e l’incontro
anche stavolta per caso
e sembra ieri

peccato che è inverno in città
i prati lontani

c’è un fiore nel vaso
ma non è tempo

forse avevamo una foto

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Franco A. Canavesio – Anni settanta – 13 gennaio 2013
Foto immagine di copertina di “Porci con le ali”, Savelli , 1975

Risveglio

L'attesa - Giovanni Sarocco

L’attesa – Giovanni Sarocco

E’ tornato d’improvviso il vento
di fine stagione
a fare capriole lungo il crinale del colle

caracolla tra i meli
taglia giù dritto lungo la vigna
fino ai solfati della vasca azzurrina

scarmiglia il ciuffo di canne
già di un tenero verde bambino

e l’ultima chiazza di neve si scioglie
risveglia anche ai pali dritti sui bordi
la nostalgia di mettere a balia
gracili gemme
non ancora dischiuse

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Franco A. Canavesio – Risveglio – 11 gennaio 2013
Foto – L’attesa – Giovanni Sarocco

Segnali

Jonathan Livingston di Mariano Arizzi Novelli

Jonathan Livingston di Mariano Arizzi Novelli

Già il mattino s’annuncia coi passi
in cadenze lontane sui bordi

lungo la linea dei ponti
che lega e separa
la luce dall’ombra

Mi fermo e siedo ancora un momento
a sorbire quel grammo di pace che resta
fino al primo battere d’ali del giorno

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Franco A. Canavesio – Segnali – 10 gennaio 2013
Foto Jonathan Livingston di Mariano Arizzi Novelli

Angeli

Angelo orante

Mi inquietano gli angeli
nelle chiese tardo ottocento
stanchi di preghiere e piume barocche
di lato alla pala d’altare

non basta il colore confetto
manca un battito fresco di ali
e la luce da fuori
non è quella del fiato iniziale

mi ritorna greve l’atmosfera
del catechismo autunnale
in chiesa quando ero bambino
la panca i santini
il timore del peccato
ombrava di scuro ogni cosa

anche le piume dell’ angelo
inviato a fare da custode

troppe mani di bianco su ali
ancora da aprire al volo

– % – % -% – % –

La notte
con le sue alchimie cerebrali
acquieta umori malsani
raddrizza visioni
e la luce è diversa
anche se il sole è lo stesso di ieri
come il luogo e l’ora del primo mattino

e la grata protegge
non vieta il salire
disciolta nell’aria tra i vetri socchiusi
l’ala più chiara e leggera
di una ritrovata preghiera


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Franco A. Canavesio – Angeli – 8-9 gennaio 2013
foto – Angeli oranti, Cappella dell’Ospedale di S. Vito – F. A. Canavesio

Troppo normale

Cancello socchiuso

Gioco ogni tanto
a riaprire il cancello del mio spazio vitale
sto nascosto in attesa
di chi s’affaccia a sbirciare
oltre la soglia

mettono timore le porte
e i cancelli di più
fanno pensare a rumori sinistri
anche se mossi a motore

e il colore maculato dei fiori
oltre la strada
può essere segno mortale
anche al solo toccare

Infido l’invito troppo discreto
trappole le brecce sul muro
e la scala posata a varcare pezzi di vetro
che hanno perso l’antica funzione

anche il suono dell’acqua e del vento tra i rami
è troppo nomale

normale da fare paura
il mio spazio vitale

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Franco A. Canavesio – Troppo normale – 6 gennaio 2013

Regole

Salire
la regola dell’albero
scritta a caratteri tondi
tra gli anelli

regola di vita verso la luce

Espandere
la regola delle radici
tracciata da fili bianchi
senza alzare il pennino

regola di vita verso la zolla

Rinascere
la regola dell’acqua
stesa a pennello
tra gli sbuffi delle nuvole

regola di vita tra cielo e terra

Racchiuse sepolte disperse
le regole
nascoste e pure presenti

le vedo inutili
quando la vita langue
sul tronco tagliato
sulle radici scalzate
nel cielo disperatamente sereno

e rimbalzo tra le regole
scritte per altri
prima di abbandonarmi
alla regola che ho dentro

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Franco A. Canavesio – Regole – 5 gennaio 2013

Perchè mai

Smarrimento  -  Antonio S.

Smarrimento – Antonio S.

Perchè mai dovrei mostrare scintille
di una forza vitale che ora mi manca

illusioni di colore a parole
se la mano non regge le tracce ampie di un tempo

un fastidio lo smalto a tinte cangianti
il segno marcato senza risparmio

non sento le sparate dell’ego
e i fuochi di un sole a neutroni

vivo la quiete onesta delle cose
ora chiare ora scure
a seconda della luce che ho dentro

perchè non sono
una burrasca di sentimenti

a volte vorrei
ma non sono

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Franco A. Canavesio – Perchè mai – 30 dicembre 2012
Foto di Antonio S. – Smarrimento

Robert Wilson a Palazzo Madama

Il guardiano

Il guardiano

Marmi dall’alto
in silenzio si scambiano
occhiate

Sui muri invisibili rami
e gridi riflessi
di candidi gufi
comodo alloggio
le finestre di luce

Palazzo o Foresta?

Ascolta, Osserva.
Una rana colore del sangue
gonfia il richiamo di gola
Un riccio s’arruffa, impaurito
Di immobile azzurro
le pupille di un nero felino.
Cacciatore o guardiano?

C’è attesa di eventi
tensione

 

immobile pare
e si muove un bit alla volta

microspasmi
di vita virtuale.
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Franco A. Canavesio – Robert Wilson a Palazzo Madama – Impressioni
30 dicembre 2012
Video – Robert Wilson – Kool – F. A. Canavesio

In barca

In cima all'albero

In cima all’albero

Vedrai
stacco netto
solo costume e maglietta
sole, vento, acqua
di sera birra e prosecco

Deciso
partiti in quattro
nessuna storia in comune
a parte la voglia gagliarda
di due settimane di mare

il primo
un crucco di poche parole
pareva un atleta scolpito
da rodin
in un blocco di sale

il secondo
immobile al sole
frullava mantra per ore
un tubetto di crema la sera
a lenire il bruciore

il master
un duce
in cucina e al timone
capace di bersi il vento il mare
e un fiasco di vino insieme

io
con la scusa di esser leggero
finivo imbragato per aria
a combattere il timore del vuoto
e sbrogliare le drizze incriccate

Di notte
chitarra sotto la luna
lolli, joan baez, tutto fabrizio
il pugno alzato degli Intillimani

utopie, ideali, donne fatali
prese a prestito
dalle strofe dei cantautori

alla fine anche il crucco cantava
dalla e guccini
con voce quasi nostrana

il budda aveva mutato colore
più scuro del cuoio
da far invidia a un indiano

il duce sempre più sbronzo
e sempre più duce
come conviene a un uomo di mare

io asciugato dal vento
la schiena rotta dal winch
nelle mani una nuova canzone
lili marleen, suonata in punta di dita

chi avrebbe detto
che il tedesco è così musicale.

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Franco  Antonio  Canavesio  –  In barca  –  26  dicembre  2012