2012 in review

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2012 per questo blog.

Ecco un estratto:

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Il cercatore di violini

Dal racconto “Tano” – Ultime notizie dal Sud
Luis Sepulveda – 2011 – Ugo Guanda Editore

Tano

Tano, il cercatore di violini

Un uomo camminava nella nostra stessa direzione. Lo raggiungemmo. Era giovane, aveva lunghi capelli neri, baffi folti su un sorriso amichevole e un paio di occhiali da motociclista per proteggersi dalla polvere. Il mio socio abbassò il finestrino e lo salutò con un «Buongiorno, amico» a cui l’altro rispose con un ilare: « Lo sarà di sicuro».
«Dove va di bello?»
«Vado avanti, come quasi tutti» replicò lui.
«Una logica schiacciante» commentò il mio socio, e lo vedemmo proseguire. Si muoveva con scioltezza, come se si godesse con particolare piacere quella camminata in mezzo al vento e alla polvere. A tratti si portava una mano sopra gli occhiali a mo’  di visiera e scrutava l’orizzonte. Lo raggiungemmo di nuovo.
«Cerca qualcosa?»
Si fermò, tolse gli occhiali da motociclista e ci osservò con calma prima di rispondere.
«Sto cercando un violino.»
Perche no? Ci può essere qualcosa di più sensato che cercare un violino in mezzo alla steppa? Se avesse risposto che cercava un ago, avremmo dedotto che si trattava di un eremita che era meglio lasciare solo, ma un violino è la metafora della dolcezza e della tristezza, perciò gli rispondemmo che negli ultimi trenta chilometri non ne avevamo visto nemmeno uno.
«Non mi stupisce, ma io lo troverò. Chi cerca trova.»
Allora parcheggiammo l’automobile lungo la strada e ci unimmo alla ricerca.
Dopo aver camminato per un paio di chilometri in mezzo a quel polverone atroce, senza scambiare neppure una parola, ascoltando il sibilo del vento e anche il vasto repertorio dello sconosciuto che fischiettava di tutto, dalle canzoni di Silvio Rodriguez alla Cavalleria rusticana, giungemmo alla conclusione che cercare un violino in quelle condizioni era particolarmente difficile. Vedemmo pecore, teros, altre pecore, ciuffi di calafate, ma niente che somigliasse a uno strumento a corde. Eppure il sorriso di quel tizio restava inalterabile, come lo zelo con cui continuava a cercare.
«Ma questo violino quando l’ha perso, amico?»
«Chi l’ha detto che l’ho perso? Come facevo a perderlo se ancora non l’ho trovato?» ribattè in un’altra schiacciante dimostrazione logica.
Continuammo a camminare, cercando il violino con gli occhi mezzo chiusi per evitare la polvere che si infilava da tutte le parti, ma che non infastidiva quell’uomo, grazie ai suoi occhiali.
«Hai un nome?» domandò il mio socio.
«Certo, sono un cristiano come tutti gli altri. Però anche se ce l’ho, mi chiamano Tano perchè il mio vecchio era tano (soprannome dato agli immigrati italiani in Argentina e Uruguay). Veniva dalla Calabria. Ehi, se non volete continuare a cercare, nessuno vi obbliga ad accompagnarmi.»
Non è giusto contraddire un uomo impegnato in un compito serio come quello di trovare un violino a sud del quarantaduesimo parallelo, perciò continuammo quella marcia lenta. Vento, polvere e ancora vento. Ogni tanto il mio socio e io ci guardavamo e ci dicevamo in silenzio: «Altri due chilometri e poi torniamo alla macchina», finchè il tipo non affrettò il passo costringendoci prima a trottare e poi a correre fino a una montagna di legname ammucchiato in mezzo alla steppa. Erano resti di staccionate, rami secchi, pezzi di traversine di ferrovie, tutto sistemato come per accendere un gigantesco falò, e a giudicare dalla polvere che lo copriva era lì da un pezzo.
Il Tano si tolse il giubbotto e cominciò a separare i legni. Li spolverava, li annusava, ci batteva sopra con le nocche avvicinando l’orecchio, finchè non trovò un resto di traversina e gli dedicò particolare attenzione colpendolo con un minuscolo martello d’argento.  Allora si tolse gli occhiali da motociclista e con gli occhi lucidi per l’emozione abbracciò il pezzo di legno.
«Lo abbiamo trovato, ragazzi! Erano mesi che lo cercavo e finalmente l’ho trovato» gridò esultante e ci abbracciò, e anche noi ci abbracciammo festeggiando la scoperta.

 – o – oo – ooo – oo – o –

Ipsilon - Massimo Mannucci

Ipsilon – Massimo Mannucci

Passa il suo tempo sul filo del mare
lungo le coste attende tempeste
tronchi posati dall’onda

indugia tra la rena e i sassi
c’è quiete non importa dove
se un’isola o un continente

la vampa del sole
l’acido bianco del sale
a scalzare cortecce

in mostra la fibra
il lucore compatto
riverberi di acustica perfetta

avverte il vibrare
da una crepa il midollo

stupore il richiamo
di un’arpa negletta

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Franco Antonio Canavesio  – Il cercatore di violini  –  22 dicembre 2012
Fotografie:  Tano,  Daniel Mordzinski  –  Ipsilon,  Massimo Mannucci

Dittico per mio padre

Colori del suk

A mio padre.

Di lui due ricordi, uno recente, l’altro dell’infanzia.
Egualmente vividi.

 

Che fine ha fatto la scatola di legno
i tubetti spremuti a metà
e il vaso finto Gallé
con i pennelli di martora, a bagno
beauty farm all’ essenza di pino.

Rivedo lo studio , i butin delle chine
penne e pennini , dalle tue mani
fantasia a puntini
sul tavolo le sabbie e i cartoni
spettacolo le polveri di ogni colore
trovate al mercato di Assuan.

Mi manca tuo sapere artigiano
e il tornare la sera
colorato come un indiano
fin dentro le orecchie.

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Viale d'inverno

Viale d’inverno

 

Da bambino
nel tempo dei rami spogli
chiedevo a mio padre il perchè
del denudarsi all’arrivo del freddo
io avevo indosso il cappotto
alla micia il pelo cresceva più folto
e l’albero, no.

Non era imbarazzo il silenzio
il tempo giusto a dare risposte
capaci di rigirarmi con le gambe all’insù

Il verde ti sembra un vestito
ma anche d’estate l’albero è nudo
le foglie sono la pelle e il polmone, sottile

D’inverno restano le ossa, si rannicchia
appena respira, con la corteccia
come tu, appallottolato nel letto
se ti scopri di notte
e aspetti che mamma venga a scaldarti
tra le sue braccia.

Anche per questo amavo andare
per mano a mio padre.

Mio padre ed io

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Franco Antonio Canavesio – Mi manca – 21 dicembre 2012
Franco Antonio Canavesio – Per mano – 21 dicembre 2012

La pelle

Attacchini alla stazione metro

Attacchini alla stazione metro – F. A. Canavesio

                                          Uno sforzo cavarti la pelle
                                          fino al nuovo

                                          resta sempre una traccia
                                          prevale il sorriso beato
                                          di quando si scioglie in bocca
                                          una chicca al cioccolato

                                          Per giorni sono passato
                                          senza notare gli occhi socchiusi
                                          quest’aria di sogno
                                          che ora vien fuori
                                          prepotente sull’informale

                                          un attimo ancora
                                          finisci pure il bonbon

                                          poi lo strappo finale
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Franco Antonio Canavesio   –   La pelle    –  18 dicembre 2012
Fotografia – Attacchini alla stazione metro – 18 dicembre 2012

Souvenir

Saremo veglia e sonno - Lucy Franco

Saremo veglia e sonno – Lucy Franco

                                             Giri di perle
                                             con la marea cercano
                                             il fondo

                                             spicchio di luna
                                             guscio salato

                                             sgrana dal filo
                                             il ritorno all’acqua

                                             muto il fermaglio
                                             mosca in cristallo

                                             a vellicare
                                             è il souvenir

                                             di una mano

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Franco Antonio Canavesio  –  Souvenir  –  14 Dicembre 2012
Fotografia – Saremo veglia e sonno – Lucy Franco

Eolie

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Addosso la febbre
il tremore che prende al mare
per troppa luce e calore

Dall’alto la barca è sospesa
sul celeste velato di talco
giù a precipizio
per dune di pomici cotte
sgangherato il tuffo
nella macchia d’azzurro e latte

fresco galleggio supino
origlio
il capo immerso nell’acqua
la chiglia
risponde alla grazia di piccole onde

in sordina
mezzogiorno di sole

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Franco Antonio Canavesio   –   Eolie   –   13  dicembre  2012

Light – Impressioni

Light- M. Bejart - 1981 - Béjart Ballet Lausanne

Light- M. Bejart – 1981 – Béjart Ballet Lausanne

Ora dista da ieri
solo una costola di luce
destino del tempo
saldare fratellanza tra le sponde

dall’acqua che non divide
promessa certa
chiara nasce
una francescana primavera
cigno dall’uovo
incerto innalza il volo
all’ iride estiva

tempesta
arruffa le piume confonde
nuove traiettorie
e nervi avvitati tra le rive

arcobaleno il ponte
progetto
per creature di luce

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Franco Antonio Canavesio – Light – Impressioni – 12 dicembre 2012
Fotografia  –  Light  – Maurice Béjart – 1981 –  Béjart Ballet Lausanne