Vacanza al mare

La colonia FIAT di Marina di Massa – La torre fronte spiaggia, a sinistra l’infermeria

La torre bianca sulla spiaggia, i pini ad ombrello, le siepi e le cicale. Finita la prima elementare, la mia prima vacanza fuori famiglia: timori, aspettative, un esito impensato. Tre settimane di isolamento in infermeria per una malattia infettiva, non ricordo più quale.
Un’ esperienza forte l’isolamento, per un bambino di sei anni, dalla quale credo di aver imparato a non temere la solitudine, l’accettazione in positivo delle situazioni non modificabili e l’attenzione alle piccole cose.

Una stanza di pareti azzurrine
due letti in ferro smaltato
crocefisso perduto
nel muro
la porta chiusa di fronte
due finestre una per lato
a destra la luce
del sud

a quella aperta sul cielo
alta
per me di sei anni
salivo spingendo il letto
fin sotto
a forza e strattoni

traverso la rete
bucata
passavano mosche zanzare
e lo sguardo
sul grande quadrato di sabbia bianca e cemento
la bandiera nel sole
distanti gli ombrelli dei pini
facevan pensare
che dietro c’era forse un pezzo di mare

al mattino presto la sera
(fascismo negli anni cinquanta)
l’inno d’Italia in attenti
per l’alza e l’ammaina bandiera
passavano le squadre in marcia
file ordinate da quattro
i sandali a pestare il passo

L’altra finestra un oblò
guardava nella stanza a fianco
cornice tonda di un metro
cristallo spesso da acquario

dietro erano tre o quattro bimbi
come me (un po’ meno malati)
a fare boccacce dal vetro
balletti e salti sul letto

In quelle tre settimane
passate sempre da solo
la porta si apriva a ore fisse
i pasti, il dottore,
ogni tanto una suora vestita di bianco.

Avevo due amici, anzi tre
un geco a testa all’ingiù
un giornalino strappato a quinterni
di storie tagliate a metà
il tempo per grattare le croste guardare intorno
pensare.

Vacanza in colonia
attesa
un poco temuta
la prima lontano da casa
vedrai che bello il mare gli amici

là dentro il mio mare era a righe
bianco e azzurro slavato
sul copriletto in cotone
piegato giusto
a metà

Nel silenzio all’inizio si piange
vorresti tua madre tuo padre
poi ti inventi le storie
anche il geco si muove ti parla
il vuoto non fa più timore
l’occhio cerca le cose
più piccole pur di guardare.

E’ strano
bambino senza paura
la certezza che è un tempo che passa
finito
il mantra accettare

Ho scritto una cartolina postale
dettata dalla vigilatrice
Ciao mamma, quì è bello
vedo una barca sul mare (inutile dire che stai male)

Scuola di vita in colonia
si impara a mentire

alla fine ho visto una barca
e la riva azzurra del mare

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Franco Antonio Canavesio – Vacanza al mare – Agosto 2012

A portata di mano

L’idea di bellezza cambia, nel tempo, nei luoghi. Con Martino, in hospice, abbiamo parlato del bello ideale e del bello reale, per lui è all’incirca così.

La bellezza che più mi attira
è quella in parte nascosta
magari un poco imperfetta.

L’ibisco che accartoccia il fiore
stanco di luce la sera
I seni di Irina che ride
chinata a rimboccare il lenzuolo
i colori di spezie e verdure
nella pasta saltata di Ashef.

Non è tempo di cercare lontano
bellezza a portata di mano
bellezza che vedo che tocco
che vive per me ogni giorno

oggi per me è ogni giorno.

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Franco Antonio Canavesio – A portata di mano – Agosto 2012

Fusione

Vestita di muschio
scopri la spalla di pietra
vorrei spogliarti del manto
entrare fin dentro il tuo corpo
salire le vene
il flusso del sangue
scoppiarti nel cuore
 uscire acquietato
col soffio
del fiato
poco
a poco

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Franco Antonio Canavesio  –  Fusione  –  Agosto 2012

Shanghai

Shanghai – Piero Belforte

Mi chiedo se ha senso riempire
i buchi di vita passata
quei zeri che sono sempre stati
anche appena vissuti.

Ho sentito per radio un Maestro
dire che ogni tanto si ferma
per fare manutenzione ai ricordi
una sciacquata, due colpi di luce
un po’ di calcina tra crepe insidiose.

Ci vorrebbe un padre una madre
un fratello o almeno un amico fraterno
per ricostruire
mettendo in comune gli uni rimasti
Serve davvero o è solo bisogno di mettere ordine
calmare la fobia del vuoto?

Ho provato ma il pieno è materia incerta
non mia, un restauro rifatto che stona
instabile come un shanghai
meglio stendere fili di ragno
passare di fianco al quel nulla
gli occhi all’insù.

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Franco Antonio Canavesio – Shanghai – Agosto 2012