A vela

Voglio il tempo del mare
chiglie filanti sull’acqua
vele che bevono il vento

l’onda contro tagliata
che sborda spuma sui corpi
in teso equlibrio inclinati

al cambio veloce di mura
grida, schiocchi di randa
e geme la scotta sul winch.

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Franco Antonio Canavesio  –  A vela  –  maggio 2012

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Luce

Inutile inganno
il bianco gioco dei raggi
neppure la mosca
muove sul vetro
che è muro.

Steli smorti
di affresco sbiadito
ritrovano brio
con fluida linfa di luce
che è vita.

Fiotto verde
da foglia a ferma radice.

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Franco Antonio Canavesio   –   Luce   –   marzo 2012

Qashgai

Il maestro, viveva in silenzio
la fatica delle mie mani
mentre imparavo ad annodare un tappeto.

Un disegno qashgai
geometrie antiche
di poco mutate nel tempo,
istinto di forma pura e colore.

Suo figlio, iraniano nato a Torino,
rideva stupito delle mie dita
impacciate, a serrare fili di lana.

“Racconta mio padre che è lavoro di
donne e bambine, all’ombra di tende”
Che ci fa un ingegnere al telaio?

I giovani fanno domande indiscrete e
difficili insieme, voglion risposte,
sentono al volo se suonano vere.

Suo padre mosse appena lo sguardo a
incontrare i miei occhi e le labbra
indeciso tra ascolto e parola.

“Se un poco una parte di te si
fa donna va bene …
per capire un tappeto non basta
guardare i colori, le lane
studiare il disegno, gli orditi e le trame

devi toccare
sentire se il filo è teso
annodare, uno per uno,
muovere il liccio
serrare con colpo di mano,

rasare, il gesto è deciso
sentire il vello sul palmo
il pizzico dei fiocchi nel naso…”

“Papà, io quando comincio?”
“Prepara il cuore e le mani.”
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Franco Antonio Canavesio – Qashgai – aprile 2012